|

In tempi di mobilità contestata sembra quasi uno scherzo, però c’è stato chi credendo nelle proprie idee e nella propria passione si è inventato un nuovo percorso e grazie a genialità e voglia di lavorare ha trasformato un sogno in una bella realtà: si chiama Pro Tackles e Molix è il suo profeta. Un marchio giovane Molix, come giovani sono i personaggi che lo hanno creato, ma soprattutto un marchio denso di significati. Come può esserlo un’impresa che nasce dalla forza della passione, quella per la pesca, e riesce ad aggiungergli quel pizzico di follia necessario per uscire dalle solite strade, e unire sotto un’unica bandiera diverse esperienze commerciali. “Think different”, verrebbe da dire citando Steve Jobbs, ma in effetti non siamo così lontani dalla filosofia Molix, che nasce sotto il motto “Think.Feel.Fish.”. E’ così che fra un gruppo di amici, fedeli seguaci e agonisti di primo livello nel bass fishing, nasce il sogno e l’ambizione di poter vivere di pesca, e dal dire al fare si aprono le porte dell’avventura. Un’avventura alquanto insolita ed ambiziosa, viene da pensare, perché una cosa è gettarsi nella mischia selezionando ed importando prodotti, magari dall’estremo oriente secondo tendenza, altra cosa è decidere di realizzarli in casa mettendo a frutto la propria esperienza, le proprie capacità tecniche, e quella genialità tutta made in Italy che ci ha sempre contraddistinto. Però se poi parliamo di entrare in un settore specifico in cui si scontrano giganti del mercato mondiale, qualche dubbio nasce. Ma questi ragazzi, viene da pensare, oltre il coraggio e la genialità, avranno anche tutte le rotelle a posto? Forse si, dopo tutto, o almeno così i fatti hanno dimostrato, perché la Molix è oggi una bella realtà che si sta imponendo non solo a livello nazionale, grazie alla qualità del prodotto, alla serietà commerciale, e alla genialità delle innovazioni, ma anche sui mercati esteri. Un’azienda giovane che ha presto generato un marchio ancor più giovane, perché la Pro Tackles è nata appena nel luglio del 2004 come distributore di marchi giapponesi di alta qualità, ma con un’impostazione che ha presto dimostrato di essere inadeguata alle ambizioni del gruppo. Tanto che, dopo aver verificato la necessità commerciale di espandersi e svilupparsi soprattutto nel settore mare, ci si è resi conto che nonostante l’alta qualità del prodotto giapponese, spesso questo non corrispondeva alle più specifiche esigenze del pescatore mediterraneo. Così è venuta la balzana idea di creare qualcosa di più mirato, nel 2005 sono stati fatti i primi esperimenti, e nel 2006 è ufficialmente nata la Molix, come marchio esclusivo della Pro Tackles, dedicato alla produzione di esche artificiali. Considerando il settore specifico e la concorrenza di altissimo livello tecnico e commerciale, sembrerebbe proprio un’avventura, ma dietro l’idea iniziale c’è il lavoro di un gruppo di persone tanto affiatate quanto determinate, ognuna con un suo compito specifico, e che è quindi doveroso conoscere per nome e cognome. Ecco allora Stefano Sammarchi, che si occupa dell’amministrazione generale dell’azienda, della gestione dei marchi, e del marketing; Marco Beccati è invece responsabile della produzione, mentre Paolo Vannini, che viene dalla Gary Yamamoto, cura le pubbliche relazioni internazionali e il commerciale estero; Andrea Calicerchi è stato il primo a credere nell’idea e ad investire economicamente, mentre Elio Canuti rappresenta oggi il motore commerciale dell’azienda. Intorno a questo gruppo dirigenziale ruota ovviamente uno staff di persone che cura e salda la struttura di un’azienda piccola ma molto efficiente, che abbiamo avuto il piacere di visitare e conoscere meglio. E per entrare e capire meglio il piccolo grande mondo della Pro Tackles, ci siamo fatti aiutare da Stefano Sammarchi, oggi CEO di Molix, ma con alle spalle un curriculum di grandi successi agonistici nel campo del black bass. 
“Non vendiamo sogni, ma solide realtà”, verrebbe da dire a proposito della Molix chiosando un noto tormentone: siete soddisfatti di come stanno andando le cose? Di sicuro siamo molto soddisfatti di aver trasformato un sogno in realtà, ma di sicuro sappiamo anche di dover e poter ancora migliorare approfondendo specifiche competenze tecniche. Sfogliando il vostro catalogo si ha l’impressione che nell’approccio al lato tecnico prevalga un concetto quasi filosofico della pesca. E’ realmente così, o è solo un’impressione? Confermo, è proprio così. Come gruppo abbiamo dei principi che condividiamo, che ogni tanto rivediamo, ma che costituiscono il cardine di questa azienda, e che ci consentono di guardare avanti con la forza di programmare eliminando ogni tipo di difficoltà decisionale. La vostra giovane storia ha dovuto presto scontrarsi contro la pesante realtà della crisi economica, quanto ha pesato sullo sviluppo di un’azienda che si stava appena lanciando sul mercato? Sicuramente abbiamo avuto poco tempo per goderci l’entusiasmo della nostra impresa. Siamo nati in un periodo poco propizio dal punto di vista economico, però forse questo ci ha aiutato a procedere con cautela e cognizione di causa anche in un settore particolarmente difficile come quello delle esche artificiali. Ed è stato un impegno premiato dalla realtà dei fatti, perché anche oggi che la crisi è indubbiamente pesante, il nostro trend di crescita è assolutamente positivo, soprattutto verso l’estero dove il nostro prodotto è particolarmente apprezzato. I mercati esteri rappresentano sicuramente un’importante supporto per quelle aziende che vengono apprezzate oltre confine, ma quali sono i vostri mercati principali, e quanto conta per voi l’export? Se il nostro mercato principale resta sicuramente l’Italia, oggi l’export è per noi in forte crescita e copre circa il 45% del nostro impegno produttivo. I nostri prodotti sono molto apprezzati negli Stati Uniti, mentre siamo andati anche nella tana dell’orso creando la Molix Japan, che ci sta dando ottimi risultati. Inoltre siamo presenti in mercati molto importanti per i produttori di esche artificiali, come Russia e Sud Africa. Certo è buffo pensare che una piccola azienda made in Italy ha osato scendere in campo in un settore dove dominano colossi di levatura mondiale come Rapala, Yo-zuri, Mepps, Maria, e via dicendo. Direi che proprio perché il mercato delle esche artificiali è tanto vasto, abbiamo avuto la possibilità di crearci un nostro spazio. La nostra clientela ci riconosce un forte spirito di innovazione, abbiamo un pubblico prevalentemente giovane che sente il respiro della passione che sta dietro i nostri prodotti, e apprezza la continua ricerca che portiamo avanti. Credo di poter dire che nel 2012 Molix sia tra i primi cinque marchi a livello mondiale per numero di progetti pronti ad essere lanciati sul mercato. 
Per molti lo studio di una nuova esca artificiale potrebbe sembrare una cosa semplice, così come la sua realizzazione, però forse non è così? Tieni presente che prima di poteressere immesso nel mercato un nuovo prodotto ha una gestazione che fra progettazione, sviluppo, sperimentazione pratica e via dicendo può prendere anche un anno e mezzo di tempo. Senza contare che, per un insieme di cause, non è detto che un buon prodotto riesca sempre ad avere un risvolto commerciale altrettanto valido. E questo nonostante Molix possa contare a livello di ricerca e sperimentazione su un team di pescatori di grande esperienza. Nel discorso bisogna poi calcolare anche che mentre tutto il lavoro di ricerca e progettazione, che include anche voci come analisi dei materiali e design, viene fatto in sede, la produzione vera e propria avviene nell’area di Hong Kong e in Giappone. Hai molto battuto sulla voce “ricerca”, e del resto l’innovazione è una delle vostre carte vincenti, ma cosa vuol dire in pratica, ovvero come nasce l’idea di un nuovo artificiale? All’inizio le idee venivano direttamente dalla nostra esperienza, poi abbiamo creato la…”Casa delle idee”, un contenitore virtuale in cui convergono i suggerimenti di tutti i nostri collaboratori, italiani ed esteri. Una volta alla settimana le porte della “casa” si aprono e le idee vengono vagliate e considerate anche in base alle esigenze commerciali che, non dimenticando l’importanza dell’export, possono essere diverse da paese a paese. Questo in pratica ci consente già oggi di avere idee su cui lavorare almeno fino al 2015. Il passo successivo è un primo disegno a mano dell’artificiale, che viene elaborato da un computer e poi passato al designer per i dettagli estetici ma soprattutto per lo studio e la messa a punto delle curve aerodinamiche, un dettaglio di rilevante importanza per quelle esche che devono essere lanciate a distanza. Segue la fase ingegneristica, in cui il modello viene bilanciato calcolando la distribuzione dei pesi all’interno del corpo, cosa che nelle esche rigide è tutt’altro che semplice, e sperimentato in vasca per avere il massimo dell’azione. Da qui si arriva ad una serie limitata di prototipi preproduzione, ottenuti con uno stampo provvisorio, che vanno nelle mani dei nostri migliori testimonial, sia in Italia che negli Stati Uniti e in Giappone. Poiché ogni pescatore ha le sue idee e offre i suoi suggerimenti, sta poi a noi vagliarli tutti per arrivare al prodotto finale, fermo restando che ogni mare può avere esigenze diverse, e che comunque cerchiamo di produrre artificiali che richiedano un’azione praticabile anche dal pescatore di medio livello. Tieni presente che quest’ultima fase del progetto può richiedere la realizzazione di numerosi prototipi, a volte anche più di dieci. Benissimo. Avete avuto l’idea, l’avete esaminata, studiata, plasmata, trasformata in progetto esecutivo, arricchita di un look seducente, battezzata con un nome di battaglia, siete soddisfatti del vostro prodotto…ma che ne sapete di cosa ne penseranno i pesci? A questo pensano i nostri testimonial, che hanno proprio il compito di testare sul campo i nostri prodotti. Il team dei “molixiani” è piuttosto numeroso, ma fra i tanti citerei Vincenzo Muscolo, che collabora a tempo pieno con l’azienda, e che si occupa anche dell’area commerciale e di promozione del brand. Poi abbiamo Nicola Zingarelli, un pescatore che non ha certo bisogno di presentazioni, e che pur vivendo attualmente in Spagna e viaggiando spesso nei migliori hot spot mondiali, viene da noi una volta al mese per comunicarci i risultati dei suoi test. Sempre per rimanere in acque mediterranee abbiamo poi altri testimonial in Spagna, e due giovani in Francia preparatissimi sulle soft-bait siliconiche, che stanno andando moltissimo soprattutto per la spigola e per il rockfishing. Parlando dei prodotti Molix hai citato spesso il design, ma un’esca artificiale non è mica un oggetto di moda o di tendenza… o si? Indubbiamente no, ma oggi il design, che ne siamo coscienti o meno, è presente in ogni oggetto della nostra vita e può influenzare anche la scelta di un’esca artificiale. Dopo tutto la pesca è anche un gioco, e il divertimento di scegliere un’esca che ci convince oltre che per sue qualità tecniche anche per un look piacevole e promettente, fa appunto parte del gioco. Tanto che recentemente nel nostro team di progettazione abbiamo inserito anche un designer, l’unico non pescatore del gruppo, che però a forza di sentir parlare di pesci finirà presto vittima di canne e mulinelli. Questo pone inevitabilmente una logica domanda: ma un pescatore di media esperienza che si trovi in negozio di fronte ad un’intera rastrelliera di artificiali, può affidarsi a qualche dettaglio tecnico per giustificare la sua scelta? Credo che oggi la scelta di un artificiale sia dettata da numerosi fattori, non tutti valutabili al primo colpo d’occhio. Per questo è importante essere informati, e per questo è molto importante il lavoro del negoziante, sempre che sia preparato sulla materia e quindi in grado di spiegare le qualità del prodotto. Proprio per questo abbiamo fatto un lavoro informativo molto approfondito con i negozi che trattano il nostro prodotto, che devono conoscerlo bene ed essere convinti delle sue qualità. La vostra presenza sul mercato non si limita però alla produzione di esche artificiali, ma continua sotto il marchio Pro Tackles a rappresentare alcune importanti aziende estere, per altro spaziando dall’acqua dolce al mare. Quali sono oggi i vostri marchi più rappresentativi nel settore mare? Uno dei più importanti è sicuramente Major Craft, uno dei maggiori produttori di canne giapponesi, secondo solo a Daiwa come numeri di produzione, e fortissimo sia per la continua innovazione del prodotto che per uno straordinario rapporto qualità- prezzo che costituisce il suo punto di forza. Inoltre rappresentiamo la Gary Yamamoto, marchio di livello mondiale nel campo delle esche siliconiche, così come la Imakatsu che rappresenta il top nel campo delle esche da bass. Distribuiamo inoltre ami ed accessori della giapponese Decoy, e i prodotti dell’americana Wright&McGill. Il mondo delle esche artificiali è immenso, e coinvolge numerose tecniche di pesca: siete presenti in tutti i settori o avete preferito concentrarvi su una specifica tecnica? Direi che Molix si occupa unicamente di pesca con esche artificiali, ma che da questo punto di vista fino ad oggi abbiamo puntato prevalentemente sullo spinning, non volendo però in un prossimo futuro escludere di ampliare la nostra gamma ad altre tecniche. Fra l’altro grazie alla collaborazione con Vincenzo Muscolo, un pescatore di grande esperienza che ci ha molto aiutato nello sviluppo del prodotto, abbiamo messo a punto una linea di artificiali da vertical. Molix rappresenta in ogni caso un prodotto di vostra produzione, ma mi sembra di capire che non sia l’unico. Infatti. Mentre Molix copre la produzione di esche artificiali sia freshwater che saltwater, oltre alla relativa accessoristica, siamo impegnati con un marchio nuovo lanciato l’anno scorso, la OMTD, che realizza ami e jigheads (per la cronaca la traduzione di questo acronimo difficile da masticare è: “One More Than The Devil” n.d.r). In questo caso parliamo di ami e accessori di alta qualità, inclusa una serie di assist hook per il vertical, dove al posto del piombo viene utilizzato come pesistica il tungsteno, che oltre ad essere molto più resistente del piombo è anche molto meno inquinante. Pesca in Mare Giugno 2012 - articolo di Stefano Navarrini
|