“Fish My City with Mike Iaconelli” on Nat Geo WILD

Tune in Monday night at 10 pm for Molix Pro’s brand new show “Fish My City with Mike Iaconelli” on Nat Geo WILD

Pesca al Bass con lo spinnerbait

Recensione Molix Millerighe EVO, Vintage

I Millerighe sono Egi che hanno raggiunto sempre più anglers che praticano lo spinning ai cefalopodi, sia da riva che dalla barca. Personalmente, li ho sempre utilizzati, realizzando carnieri notevoli da riva e prede di taglia importante, sia calamari che seppie. Al momento ne esistono due tipologie; EVO e Vintage. Gli Evo si differenziano per l’utilizzo dei tessuti Keimura. I Vintage invece riprendono la combinazione di colori tra guscio e tessuti che hanno fatto la storia dell’eging.
Caratteristiche generali: il Millerighe è un Egi sagomato, esteticamente riprende il carapace di un gambero dalla linea accattivante. Il rivestimento è estremamente resistente ai morsi dei cefalopodi,  è ottenuto tramite tessuti di alta qualità; Keimura nella serie “EVO”, caratterizzato dalla capacità di riflettere maggiormente i raggi UV che sono quelli che arrivano negli strati più profondi dell’acqua.
Le colorazioni, ottenute tramite l’accostamento tra guscio e tessuto, sono svariate, per tutti i gusti e gli utilizzi in base alle condizioni di luce e dell’acqua; traslucide, glow, realistiche, e ricche di contrasti cromatici. Tutte le colorazioni hanno inoltre dei particolari glow; la fascetta prima dei cestelli o la bordatura glow degli occhi; che ne aumenta il potere catturante.
La forma slanciata, compatta e il bilanciamento perfetto aiutano a lanciare l’egi a grandi distanze, fondamentale se si pesca dalla costa, per “battere” più acqua.
Il cestello: il cestello utilizzato per entrambe le serie è ampio garantisce ferrate sicure e precise, riducendo le slamate durante il recupero. Gli aghi montati sfalsati tra i due cestelli sono estremamente sottili e affilati, sono realizzati in carbonio e trattati con uno speciale finissaggio anti ruggine e corrosione che ne miglior la resistenza. Anche questa caratteristica ne migliora notevolmente l’assetto in acqua. L’artificiale si presenta notevolmente bilanciato nell’affondamento, in posizione di stop sul fondo e reattivo alle jerkate.
Quando utilizzare un millerighe?
Questa è una domanda che può risultare scontata ma in realtà esiste di base esiste una risposta tecnica che poi si rileva scientifica per chi dedica tanto del suo tempo nel praticare l’eging.
I millerighe, sia la versione 2,5 ma soprattutto la taglia 3.0, sono artificiali che si distinguono per la lunga gittata. E’ chiaro che tale caratteristica rappresenta una marcia in più in caso di vento laterale o peggio ancora frontale. Ciò ci consente così di rimanere in pesca in condizioni non proprio ottimali, raggiungere distanze in condizioni favorevoli.
La distanza nello spinning ai cefalopodi può rivelarsi provvidenziale. In molti spot i calamari cacciano lontano della riva e ciò può rappresentare un vantaggio strategico in questo senso. Dicasi la stessa cosa per le seppie, più fondale a disposizione abbiamo da scandagliare, più aumenta notevolmente la probabilità di intercettare più esemplari.
I Millerighe non temono affatto la corrente, anzi la gestiscono in modo ottimale consentendo di non perdere il contatto con il fondo o con lo strato d’acqua di nostro interesse. I Millerighe rappresentano il giusto compromesso tra la modalità shallow ed il deep; raggiungono il fondo alla giusta velocità in relazione alle condizioni, risultando così unegi estremamente versatile. Questa caratteristica consente di raggiungere agevolmente lo stato d’acqua desiderato in caso di strike precedenti nel medesimo punto. Proprio gli spot esposti alle correnti marine, rappresentano gli habitat ideali dei cefalopodi.
La mia esperienza mi porta a dire che i Millerighe, non a caso siano gli egi più utilizzati e catturanti nello Stretto di Messina, dove vivo. Un tratto di mare altamente complicato per via delle correnti impetuose. Personalmente non ho mai rinunciato al loro impiego, anzi per chi frequenta spot profondi ed impegnativi essi rappresentano certamente una marcia in più, in molti casi il vero segreto per collezionare carnieri inaspettati.

Salvatore Filloramo

Recensione canna Skirmjan MSK-SW-962H “Shore Jigging Special”

Lo shore jigging da qualche tempo è una tecnica che trova sempre più consensi tra gli angler italiani. Praticata in particolar modo in spot costieri, dove per via delle correnti o delle batimetriche che degradano molto velocemente verso gli abissi si aggirano predatori e pelagici insidiabili con questa tecnica; in particolar modo tunnidi, ricciole, lecce amia o pesci più legati ad ambienti bentonici, come dentici e cernie. Senza però dimenticare i predatori da sogno come pesci spada ed aguglie imperiali.
Il nostro Paese possiede coste e spot variegati che nulla hanno da invidiare agli spot croati o del mar Egeo dove questa tecnica viene praticata da più tempo. Le coste della nostra bella Italia e delle sue Isole hanno un’estensione di ben 7458 km! Litorali di grande pregio geologico e naturalistico con costoni a strapiombo sul mare, scogliere facilmente raggiungibili ed incontaminate, il tutto anche antropizzato dalla presenza di moli, pennelli, porti, dighe, oltre a spiagge caratterizzate da batimetriche profonde, come il litorale ionico siciliano e calabrese. Inoltre il nostro paese, si trova in una posizione strategica, sulle rotte migratorie di tutte le specie pelagiche che nel Mediterraneo compiono spostamenti ciclici. Molte di queste specie transitano obbligatoriamente nello Stretto di Messina, dove vivo e pratico da qualche anno lo shore jigging. Questo tratto di mare, del nostro splendido Mediterraneo è unico al Mondo per via delle impetuose correnti che si alternano ogni sei ore, mettendo in comunicazione due mari con salinità e temperature differenti; lo Ionio e il Tirreno.
Alla luce delle esigenze più svariate di tutti gli appassionati e soprattutto in funzione degli spot che praticano, in casa Molix è stata ideata una canna da pesca molto versatile per lo shore jigging Mediterraneo. La Skirmjan MSK-SW-962H è una canna in due sezioni lunga 2,92 metri, con un casting weight fino a 100 grammi e un max drag di ben 8 chili.  L’azione la caratterizza; “regular slow”, classica per questa tipologia di attrezzi è rotonda e profonda, con una grande riserva di potenza, per agevolare i combattimenti con prede di mole importante. La vetta “morbida” e sensibile consente una perfetta gestione dei metal jig ma anche di stick bait sinking o floating e grossi jerk minnow.
A garanzia di grande potenza, questa Skirmjan appartiene alla famiglia delle “Power Series”; attrezzi caratterizzati da una particolare lavorazione di rinforzo del grezzo che ne permette l’uso più estremo anche con pesci over size!
Tornando alle caratteristiche della vetta, la morbidezza, oltre ad aumentarne la sensibilità permette una miglior gestione dei metal jig, anche su fondali impegnativi oltre i -40 metri; soprattutto per chi ama recuperare il jig con ripetute jerkate.
Tale sensibilità viene anche esaltata nel caso di timidi attacchi dei predatori che vengono tutti percepiti dal pescatore. Allo stesso tempo, la “schiena” di questo grezzo estremamente reattivo garantisce una pronta ferrata.
Chi impugnerà per la prima volta questa canna da shore jigging, percepirà subito tanta potenza e il piacere di utilizzarla in pesca; un casting weight ideale per i nostri spot e un giusto compromesso tra potenza, lunghezza e leggerezza.
Una canna ideale per tutti gli spot esposti anche al forte vento, poco stress durante la torsione, quest’ultimo un aspetto da non sottovalutare soprattutto per coloro che frequentano e pescano su scogliere alte, zone esposte a forte vento laterale, mare formato o con forti correnti.
Altro aspetto da non sottovalutare è la distanza che si ottiene nel lancio; davvero un punto di forza di questa canna, fondamentale soprattutto in presenza di mangianze.
Infine, una piccola nota tecnica: per apprezzare al meglio tutte queste caratteristiche, suggerisco di abbinare un mulinello non superiore ai 600g di peso.

Salvatore Filloramo

Shad 100 Swimbait

Lo Shad 100 Swimbait nasce sulle orme del fratello maggiore concepito per il luccio. La prima volta che vidi questa versione più piccola, il mio pensiero andò diretto alle acque veloci dove vive la mia ”ossessione”…la trota marmorata. La sua misura di 10cm per 24 grammi,  è ideale per la ricerca delle marmorate, senza precluderci di registrare catture di pesci dalle dimensioni medie che spesso ci fanno divertire. Uno dei grandi vantaggi che ho riscontrato nell’ utilizzo di questa esca, sta  nel fatto che può essere utilizzata come un classico shad, recuperato con il consueto sali scendi impartito con trazioni lente o veloci di canna, oppure come una swimbait con un recupero regolare. Proprio con un recupero costante, in buche dove l’acqua rallenta, e nelle grandi piane a lento deflusso, questa esca da il meglio di sé diventando parte delle prede a cui le nostre trote non riescono a rinunciare.  Il punto di forza arriva dal nuoto molto realistico che questa esca riesce a sviluppare, combinato alle ottime cromie con cui viene realizzata e le sue dimensioni che si adattano particolarmente a questo predatore. Una delle caratteristiche che di più ho apprezzato è la versatilità e facilità di utilizzo: non richiede attrezzature troppo strong e si presta bene ad essere manovrata con canne sull’ ordine di un c.w. di 40gr.    Per rendere il meno invasiva la mia esca e darle un aspetto estremamente imitativo ho preferito privarla della paletta con la quale questo artificiale nasce, per il fatto che pescando in acque cristalline preferisco essere minimale nella presentazione ,tenendo da parte la paletta nel caso in cui le acque diventassero velate oppure quando decidessi di usarla per la ricerca di altri predatori. Durante la scorsa stagione sono rimasto sbalordito dalla quantità di catture registrate con questa esca; sono sicuro che questa soft bait che di fatto è un ibrido tra una swimbait e uno shad, darà moltissime soddisfazioni ai tanti appassionati che, come me, cercano la marmorata e le grosse fario di fiume.

Luca Passarella